martedì 18 aprile 2017

La sorella del Presidente Boldrini non gestisce cooperative

L’ultima bufala su Laura Boldrini riguarda sua sorella Lucia, morta da anni. La presidente della Camera ci ha spiegato che questi attacchi non fanno che motivarla ancora di più nella sua lotta contro le fake news. E che lei non è la sola ad essere presa di mira, ma una delle uniche a parlane

Questa volta hanno preso di mira una persona che è morta da anni. L’ultima bufala sul presidente della Camera Laura Boldrini riguarda sua sorella Lucia (chiamata erroneamente Luciana): sul web circola la falsa notizia che la «sorella minore del presidente della Camera gestisce 340 cooperative che si occupano di assistenza agli immigrati, ma nessuno ne parla, ovviamente».
Boldrini ha risposto su Facebook: «Lo voglio dire a ridosso delle feste di Pasqua, proprio nel momento in cui molti si riuniscono in famiglia e con le persone care.
La mia unica sorella, morta anni fa per malattia, non si è mai occupata di migranti. Restaurava e dipingeva affreschi. Peraltro, non si chiamava nemmeno Luciana, ma Lucia.
E ancora: «Lo voglio dire a tutti quelli che hanno condiviso sulle loro bacheche e sui loro profili queste e altre menzogne su di lei. E soprattutto a chi ha creato queste false notizie, personaggi senza scrupoli, sciacalli che non si fermano nemmeno davanti ai morti». L’abbiamo chiamata al telefono.
Presidente, è arrabbiata?
«Non serve né dispiacersi, né arrabbiarsi. Trovo semplicemente che sia inaccettabile, e questo mi induce a reagire. Il fatto che vengano infangati i morti è riprovevole e mi motiva ancora di più. Ne ho fatto una battaglia di civiltà, e non mollerò mai».
La attaccano spesso inventando e diffondendo bufale sul suo conto.
«Non attaccano solo me e non succede solo adesso. Quasi tutte le donne che hanno ruoli pubblici, dal settore dell’arte a quello della politica, vengono prese di mira, sono oggetto di sessismo: il fatto di essere donne suscita ancora più aggressività e morbosità. Però non tutte lo dicono. Io, che non sono mai stata zitta nella mia vita, ne parlo pubblicamente perché i responsabili vengano smascherati».
L’aveva fatto il 25 novembre, pubblicando i nomi di chi l’aveva insultata in rete.
«L’ho fatto per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Chi prende certe posizioni deve assumersene la responsabilità. Io lo faccio ogni giorno. E loro non devono pensare che sia possibile dire qualsiasi abominio senza conseguenze. I loro familiari, gli amici, i datori di lavoro devono sapere con chi hanno a che fare».
Perché secondo lei bufale che riguardano gli immigrati, come quella su sua sorella, attecchiscono sempre?
«C’è chi vuole speculare e alimenta la paura, creando a tavolino la percezione dell’insicurezza, anche se invece i dati ci dicono che il nostro Paese non è il Far West. Tanta gente vuole trovare conferma dei propri pregiudizi e delle proprie paure, e non importa se non hanno un fondamento reale. Ci credono, per loro va bene così, e questo ammazza il confronto pubblico e il dibattito politico».
Dietro le bufale ci sono anche motivazioni economiche.
«Certo: non sono goliardate o ragazzate, ma iniziative prese a tavolino su cui i disonesti si arricchiscono. Oltre alle motivazioni economiche, ci può essere anche la politica. Che, quando deve inventare menzogne per danneggiare l’avversario, tocca il fondo».
Come continuerà la sua battaglia?
«Il 21 aprile alla Camera ho invitato chi può arginare queste derive. Gli esperti di quattro ambiti, scuola, aziende, editoria e social media formeranno dei tavoli di lavoro sulle fake news e elaboreranno le loro strategie per contrastare il fenomeno. Il 2 maggio, alla vigilia della Giornata internazionale per la libertà di stampa, presenteremo gli impegni che si prenderanno».
Perché gli utenti dellla rete ci cascano?
«Molti lo fanno in buona fede e credono a tutto: per questo bisogna sviluppare e incoraggiare il senso critico, a partire dalle scuole. Alcuni ragazzi non distinguono tra un’inserzione pubblicitaria e una notizia. Ma la disinformazione va a braccetto con l’ostilità, e non possiamo abbandonare i cittadini all’odio».

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